sabato 28 novembre 2009

Da: Gli scarafaggi non hanno re di Daniel Evan Weiss


(ovvero l'amore secondo le blatte)


"Quanta importanza ha  perdere un amante?   Al vertice del regno animale la risposta è semplice: assolutamente nessuna importanza.....      ...ogni cosa ha un fine, specialmente le cose buone, e l'amante scolora, diventa uguale a tutti gli altri.     Mai per troppo tempo.   Giustamente gli umani si preoccupano  di quando torneranno a mescolarsi: noi no.    Quando i ferormoni sono tranquilli, noi siamo sessualmente indifferenti.  Quando si scatenano, queste miracolose sostanze chimiche ci portano immancabilmente un amante ideale, sempre all'altezza del precedente.   A livello di pavimento, non esiste amore non corrisposto".


 



Dai Carmi di Catullo


(ovvero l'amore secondo gli esseri umani)


.................


Soles occidere et redire possunt:


nobis cum semel occidit brevis lux,


nox est perpetua una dormienda.


Da mi basia mille, deinde centum,


dein mille altera, dein secunda centum,


deinde usque altera mille, deinde centum.


Dein, cum milia multa facerimus,


conturbabimus illa, ne sciamus,


aut ne quis malus invidere possit,


cum tantum sciat esse basiorum.


venerdì 27 novembre 2009

Oggi sono a casa, ammalata, preda dei più fragili pensieri.


Sto aspettando lei, il mio Angelo Custode, che, inaspettatamente e  miracolosamente, si è annunciata e verrà a trovarmi.


Intanto, però, mi sto riarmando.


Immagini definitive si affastellano nella mia mente.  Tagli netti. Addii.


L'ineluttabilità di essere una donna forte e drammaticamente decisionista, le cui fragilità devono morire di fronte alle vere ferite.


Un'amica mi ha scritto: "come ci siamo ridotte?...vorrei trovarti tutta intera cara amica mia al nostro prossimo incontro."


Come mi troverai?  In tanti piccoli frantumi, ma col sorriso sulle labbra.


Come primo passo restituisco pubblicamente all'unico, solo,  vero e legittimo destinatario ciò che gli scrissi molti anni fa:


T'abbraccerei


s'uno scoglio proteso


travolto dal vento


dal mare sconvolto


T'abbraccerei fossi sola con te


in una landa da pochi vissuta


dove le voci son echi lontani


i gridi dei gabbiani


Ti donerei muschi e lavande


per camminare ancor più leggero


cercherei per distenderti


il più morbido prato


così nel silenzio


potrei godere


il tuo sguardo affascinato

giovedì 26 novembre 2009

mercoledì 25 novembre 2009

A Sofia, nel giorno del suo compleanno

Piccolo uccelletto acceso di rosso ardore


dolce dolcissima canzone


sei la spuma in cresta alle onde


che spruzza ogni suo pensiero


un bagliore sull'acqua di sole


Piccolo uccelletto


con le grandi ali dei desideri


la forza dell'emozione


che dagli occhi brilla  uno sguardo luminoso


Sofia

martedì 24 novembre 2009

VITA


Filo di fumo


sottil desiderio


sale nel cielo


dura un momento


poi si dilegua


immagine tenue


d'umana fragilità

domenica 22 novembre 2009

DEGAS


Bimbe ballerine


danzano leggere


gocce di rugiada


vestite di tulle


il mattino della vita


è tinto di purezza

sabato 21 novembre 2009

le acque rincorrono acque dalle stelle fino al mare

NUOTARE

Vado a nuotare.  Piscina.


L'acqua mi sembra fredda, ma non importa, passerà.


Le prime trenta vasche sono intrise di pensieri che si aggrovigliano sul corpo e il corpo fatica, si muove ma non sa cosa fare. Devo continuamente riposizionarlo, intanto respirare.


Verso la quarantesima già sogno; il corpo diventa saggio e sa stare solo.


Cinquanta vasche, penso che giocherò al raddoppio.


Sessanta, settanta vasche, nemmeno so più chi sono, l'acqua fa parte di me o io , forse, di lei, sono avvolta.


Ottanta vasche, mi viene un pensiero di acqua calda, densa e morbida che scivola fra le mie gambe,


liquido amniotico 


mia figlia quando è nata.


venerdì 20 novembre 2009

Senza titolo

Quando sei figlio dell'autunno e nell'autunno trovi il tuo colore


se ami l'incantesimo  di ogni foglia che muore


e cammini più piano quando cala il sole


hai la vita tra le mani e la sai riconoscere

giovedì 19 novembre 2009

Neorealismo

 


Dalle finestre d'infinite città


si affacciano vite


d'infiniti abitanti


gli sguardi abituati


alle case degli altri


suoni mischiati di tutte le radio


afrori di fritto


partite di calcio


mogli mariti


nelle stanze


gridano piano i propri litigi


i figli giocano urlano forte


ridono piangono


ancora non sanno


Le finestre del centro città


mischian le vite


delle persone


accomunano tutti gli odori


uniscono suoni


panni stesi


gli amori

mercoledì 18 novembre 2009

Ah l'Amore!


Strana questa vita


che ci passa accanto


a volte lenta


a volte d'un fiato


questa vita


che non si lascia penetrare


non ci fa ardere


si fa sfiorare


Come l'amore


ch'è solo un sospiro


impalpabile


e già mortale

E vita è un rigo lungo filato e morire è un andarsene a capo senza il corpo.      E vedo le picchiate di ali dentro il cavo delle onde e neanche il pesce che ha tutto il mare per nascondersi si salva.   E gli uccelli che volano sopra: ognuno sta solo e senza alleanza con l'altro. Loro famiglia è l'aria, non le ali degli altri e ogni uovo deposto è solitudine.    E io faccio al buio di brace una frittata di solitudini e mi sfamo.


Da: Tre cavalli di Erri De Luca

Ci sono creature assegnate che non riescono a incontrarsi mai e s'aggiustano ad amare un'altra persona per rammendare l'assenza. Sono sagge.     Io a vent'anni non conosco gli abbracci e decido di aspettare. Aspetto la creatura assegnata.     Sto vigile, imparo a scorgere le facce di una folla in pochi istanti.    Ci sono sistemi che insegnano la lettura veloce dei libri, io imparo a leggere una folla al volo.    La setaccio, la scarto tutta, neanche un grano di quelle facce resta nella retina.  So sempre che lei non c'è, lei, la assegnata.


Da: Tre cavalli di Erri De Luca

martedì 17 novembre 2009

La pianta di rabarbaro

Dà molto e chiede ben poco. D'inverno le foglie scompaiono e la radice sotto terra non soffre il freddo, per cui non occorre che la protegga; nessun insetto le è nemico, per cui non richiede alcun trattamento; sta ritta da sola,  non c'è bisogno che l'appoggi a un sostegno. Ogni tanto la libero da una famigliola di formiche che s'è annidata nel cavo di una foglia, e dalle foglie più basse che tendono a marcire quando piove tanto. Non ha dunque particolari pretese; ma per la raccolta vuole un'attenzione assoluta.


Raccogliere il rabarbaro non è come spiccare un pomodoro maturo, tagliare un ciuffo di prezzemolo o estirpare gli spinaci. Devo agire su una foglia alla volta e cominciare dalle più sviluppate, basse ed esterne, inserire il pollice nella scanalatura alla base del picciolo, nel punto in cui questo si origina dalla radice, e far oscillare la foglia intera ruotandola con un movimento garbato ma fermo, che ne allenta pian piano la presa d'attacco, sempre mantenendo la mano a livello del terreno. Un movimento affrettato rischia di spezzare il picciolo lasciandone qualche brandello attaccato alla radice, dove la ferita aperta può imputridire: se così avviene la pianta soffre, si ammala, può morire.


Come con gli uomini, rifletto, specialmente coi bambini, coi vecchi, con chi sta male: ognuno ha bisogno di una cura particolare, di ognuno bisogna conoscere il punto di possibile sofferenza e animare di una particolare sollecitudine gli atti che lo toccano, ponendo attenzione a non ferirlo in modo irreparabile. Ogni rapporto umano è grazia e rischio.


Da: L'arte di coltivare l'orto e sè stessi di  Adriana Bonavia Giorgetti

lunedì 16 novembre 2009


SCHERZO DELLA SERA


Il sole rotondo e arancione


sta nascondendo agli occhi del mondo


il suo bagliore arancione e rotondo

PERSO


L'orologio di fronte al divano


sparge le ore nello spazio di casa


diffonde il suono


monotono e stanco


perdendo il senso del tempo che va


fra bianchi muri di pochi locali


dove grandi finestre  pallide


guardano solo


finestre più in là


Il tempo esaurito


dal suo stesso rintocco


non trova spazi per avere senso


non ha orizzonti


per avere meta


gronda infinito


tra meschini confini


come delirio perso


negli oscuri meandri


dell'universo.

domenica 15 novembre 2009

Eppure sono sicuro che l'uomo all'autentica sofferenza, cioè alla distruzione e al caos, non rinuncerà mai. La sofferenza.....ma è l'unica causa della coscienza. Io, sebbene abbia dichiarato in principio che la  coscienza, secondo me, è la suprema disgrazia per l'uomo, so però che l'uomo la ama e non la cambierebbe con nessuna soddisfazione.


Da: Memorie del sottosuolo di Fedor Dostoevskij

Ma  prova un pò a lasciarti trascinare dal tuo sentimento ciecamente, senza ragionarci su, senza nessuna causa originaria, respingendo la coscienza almeno in quel momento; odia o ama, pur di non restare a braccia conserte. Dopodomani, che è già il termine più lungo, comincerai a disprezzarti perchè hai scientemente gabbato te stesso. Risultato: una bolla di sapone e l'inerzia. Oh signori, io, forse, per questo solo mi stimo un uomo intelligente, perchè in tutta la vita non ho potuto nè cominciare nè finir nulla. Io sarò, sarò un chiacchierone, un innocuo, fastidioso chiacchierone, come noi tutti. Ma che fare, se l'immediata ed unica destinazione di ogni uomo intelligente è la chiacchiera, cioè un premeditato perdersi in sciocchezze?


Da: Memorie del sottosuolo di Fedor Dostoevskij

sabato 14 novembre 2009

Un pomeriggio, quando Alexandra era ritornata dall'ipnotizzatrice-terapeuta e stava svuotando le buste della spesa sul tavolo della cucina, Harry chiese: "cos'ha detto la 'straordinaria Olga' oggi?"


Alexandra disse: "Mi ha detto qualcosa su ciò che ci spinge a fare le cose, su ciò che ci motiva".


"Cos'ha detto 'la Signora Straordinaria'? E' egoismo?"


"Innamorarsi delle cose", disse lei. "Ciò che ci spinge ad agire è amore."


"Merda", disse Harry.


Da: Il corpo di Hanif Kureishi

Avevo dunque tra le mani due miei ritratti, l'uno un autoritratto in endecasillabi, triste e angoscioso come me stesso, l'altro freddo e disegnato con apparente oggettività, da un estraneo, visto dall'alto e dal di fuori, scritto da uno che ne sapeva più eppure meno di me. E i due ritratti, il balbettìo malinconico della mia poesia e l'intelligente bozzetto di mano ignota, mi fecero male tutti e due, entrambi avevano ragione, delineavano senza veli la mia esistenza sconfortata, rivelavano chiaramente  che la mia situazione era insopportabiloe e insostenibile. Quel lupo della steppa doveva morire, doveva por fine di sua mano a un'esistenza noiosa....oppure, sciolto nel fuoco morale di un rinnovato esame di sè stesso, doveva mutarsi, strapparsi la maschera e diventare un nuovo io. Ahimè questo processo non mi era nuovo e ignoto, lo conoscevo bene, l'avevo già vissuto più volte, sempre nei momenti di estrema disperazione. Ogni volta quell'avvenimento sconvolgente aveva mandato in frantumi il mio io, potenze abissali l'avevano scosso e distrutto, un pezzo particolarmnente curato e amato della mia vita si era sciolto da me ed era andato perduto.


Da: Il lupo della steppa di Hermann Hesse

Vede, questa mattina ho trovato un pensiero di Novalis: lo vuol sentire? Farà piacere anche a lei.


Mi fece entrare nella stanza piena di odor di fumo, prese un libro da uno dei mucchi, sfogliò, cercò...


Anche questa è buona, molto buona - disse - Ascolti un pò: "Bisognerebbe essere orgogliosi del dolore: ogni dolore ci rammenta il nostro alto livello".    Benissimo. Ottant'anni prima di Nietzsche!    Ma non è questo il pensiero che cercavo....aspetti....eccolo qua.  Dunque: "La maggior parte degli uomini non vuol nuotare prima di saper nuotare. Sono nati per la terra, non per l'acqua.  E naturalmente non vogliono pensare: infatti sono nati per la vita, non per il pensiero. Già, e chi pensa, chi concentra la vita nel pensiero può andare molto avanti, è vero, ma ha scambiato la terra con l'acqua e a un  certo momento affogherà".


Da: Il lupo della steppa di Hermann Hesse

mercoledì 11 novembre 2009

SERA



Attraversano


un cielo infinito


mille ali di passeri affranti


volano leggeri stanchi


contro nuvole rosa


al tramonto

Papà


Io ti ricordo


racchiuso nel letto


con volto sereno


un sonno infinito


dormivi disteso


Il tuo fragile corpo


riposava nel sogno


spento il sospiro


tranquillo tranquillo


neanche un respiro


Io ti ricordo


pensami sempre


guardami ancora


dal tuo mondo mi vedi


con i patemi


lo sconforto


sono qui


e ti ricordo

domenica 8 novembre 2009

"Niente è perduto per sempre. In questo mondo c'è una specie di doloroso progresso. Nostalgia per quello che abbiamo lasciato dietro di noi e sogno del futuro. Il mondo è più veloce della mente. E' questa la politica. Il mondo che avanza."


angels in america di Tony Kushner

Fai comparire una donna

Un guizzo


uno sprazzo


uno scherzo


l'amore nell'universo


un gioco di prestigio


l'inganno del miraggio


e tu non eri mago


ma solo illusionista


 


 

giovedì 5 novembre 2009

Portami via


tu che sei poeta


ho bisogno d'un bagno


di solitudine


per scrivere a memoria


la malinconia


che a te solo


scivola tra le parole

La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.


Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato.


Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno.


Poi ti dimettono perchè stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio.


Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.


Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d'oro.


Lavori quarant'anni finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa.


Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare.


Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè.


Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene.


Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.


E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo.


Woody Allen

lunedì 2 novembre 2009

I sogni di ieri


amo l'autunno


quando piove parole leggere


che si posano


quasi eleganti


su frantumi di pensieri


o gocce intense pesanti


sui sogni di ieri


amo l'autunno


perchè sa ogni dolore


lo fa scorrere nella memoria


a rivoli fiumi


cascate di pioggia


per ricordare il pianto


e il suo colore